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mercoledì 1 febbraio 2006

il girone di ritorno


Mi è piaciuta molto la definizione usata da Enrico Mentana (girone di ritorno) su Vanity Fair n. 3 del 26 gennaio scorso, in cui il riccioluto ex direttore factotum del TG5 adotta questa metafora calcistica per giustificare (in risposta ad una precisa domanda di una sua lettrice nella rubrica "Stazione di posta") il forcing di apparizioni televisive del cavaliere, tra cui anche quella nel suo salotto di "Matrix", sempre più impegnato a rincorrere i fantasmi degli elettori che potrebbero garantirgli l'insperato sorpasso sulla coalizione di centrosinistra. Il cavaliere con la lingua di fuori (ma con i capelli sempre impomatati e con la riga millimetrica...) e con i giorni contati prima dello stop della "par condicio", cerca, con questo girone di ritorno, di rimediare punti negli eventuali scontri diretti televisivi con gli avversari, certo com'è (da buon patron di una grande squadra come il MILAN) che i punti rosicchiati nel match diretto valgano doppio, anzi, abbiano un tale effetto da k.o. sul rivale da stenderlo definitivamente. Secondo me ancora una volta il tycoon di Arcore si sbaglia, e di grosso. Perchè, come giustamente ricorda Mentana, ormai il dado è tratto, ormai gli schieramenti sono delineati, gli indecisi sono sempre meno ed i sondaggi stanno a testimoniare che i quattro-cinque punti di distanza (a favore dell'Unione) rimangono stabilmente nelle intenzioni di voto espresse dagli intervistati. Mai come oggi vale il principio calcistico che chi vince lo scudetto d'inverno (al giro di boa del campionato) inevitabilmente si conferma campione alla fine del campionato. Quindi il cavaliere si dovrà mettere l'animo in pace, andandosi anche a rivedere i precedenti duelli televisivi del passato, quando nel 1994 (sempre con Mentana moderatore dello scontro, ormai una sorta di notaio politico...) il cavaliere si confrontò, vincendo, con Massimo D'Alema e due anni dopo sfidò (perdendo) Romano Prodi, confortando un detto usato al contrario in Vaticano, che chi entra cardinale in Conclave, ne esce sempre Papa (almeno in politica così è stato). Per concludere, non capisco davvero come mai i fidati consigliori del premier (Letta e Bonaiuti) non indichino a sua emittenza la strada degli spogliatoi e la porta che immette alle docce, dove una, bella fredda, sarà auspicabile la mattina successiva al voto del 9 aprile (consiglio al premier una bella cuffietta per non intaccare quella meraviglia di capolavoro tricotico che continua a sovrastarlo...) con l'invito e preghiera di rimettere tutto a posto dopo, chiudendo la porta e riconsegnando (mi raccomando cavaliere...) le chiavi di Palazzo Chigi!

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